| {h1}CIMA GRANDE DI LAVAREDO PARETE OVEST – VIA DULFER{/h1} |
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| Scritto da Francesco Burattini |
| Martedì 27 Dicembre 2011 20:53 |
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   Che dire, era da tanto che la fama di questa via mi attraeva ad essa, ma si sa, nella vita alpinistica di ognuno c'è sempre una prima volta, ma soprattutto non sai di preciso quando la potrai realizzare, ma se la mente la cerca di continuo, ossessivamente, alla fine ci vai e... ti trovi lì sotto, a tu per tu con la parete e le sue articolazioni: nel nostro caso un grande unico diedro che più sale e più si raddrizza fino a trasformarsi in uno dei camini più belli, difficili e celeberrimi delle Dolomiti. Solo a un artista delle rocce poteva venire in mente nel 1913 di salire sulla parete ovest della cima grande di lavaredo. Ma si sa Dulfer era un grande artista e la via il suo vero capolavoro in Dolomiti. Pensate che per 250 metri ha usato solo 3 chiodi, ed anche oggi ce ne sono veramente pochi. La via sfiora spesso il sesto grado (Bernardi la da per 5°+ sostenuto). Per fortuna oggi se uno vuole la integra senza problemi, ma è bello e... un invito a capire Hans Dulfer, salirla integrando l'essenziale... soggettivamente ovvio. Di la è passato senz'altro il dio delle rocce che ha lavorato appigli e appoggi quel tanto da... farci godere ad ogni passo. Ma il diedro a un certo punto sembra finire sotto grandi strapiombi e invece nulla, si continua con grande spaccata... sempre più esterna per annullare l'effetto strapiombo. Le due pareti angolate a 90° terminano di colpo su un super terrazzo dove una sosta comodissima (finalmente) ci fa tirare il fiato... ma non troppo perché sopra di noi incombe il celeberrimo camino immortalato dal solito Severino Casara con Comici in splendida azione di contrasto. Questo inizia con una bella placchetta e tramite un nuovo terrazzo ci conduce direttamente sulle due pareti parallele e distanti quel tanto da accettare una spaccata ampia ma non rompi inguine. Troviamo subito un chiodo ma poi... il prossimo lo si intravede non prima di 12 metri più in alto. Nelle relazioni il grado di difficoltà indica un IV+ ma è una bufala, non meno di V° sostenuto. Vietato cadere pena sderenamenti molto grandi per impatto su cengia. Ma raggiunto il chiodo si rifiata e... si comincia ad uscire all'esterno per almeno 5, 6 metri tra un grande blocco (foto di Severino e mia) e un tettone che mette la parola fine al camino. L'impatto emotivo è grande, il compagno in sosta, per seguirti col capo si rovescia letteralmente, e a te che sali sembra che sia la parete invece a ruotare e quindi a cadere sul vuoto. A quel punto non rimane che proseguire verso l'esterno, ristabilirsi sulla parete di sinistra e dopo qualche metro si esce dalla tetra struttura. Con un altro tiretto, stavolta sul serio di IV°+, si arriva alla cengia circolare per poi scegliere se salire in vetta o iniziare subito la discesa. Discesa non banale ma neanche troppo impegnativa, c'è peggio, molto peggio. Anche stavolta sulle orme di Hans Dulfer con Riccardo Ippolito.  |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Dicembre 2011 07:49 |