| Sass de Putia, Via Messner |
|
|
|
| Scritto da gabriele |
| Mercoledì 28 Luglio 2010 17:17 |
|
Dopo qualche giorno di ambientamento alle "alte" latitudini e agli accenti germanici, in compagnia del giovane e sempre attivo Luigi, optiamo per una salita molto classica ma forse non molto conosciuta ai terroni, vuoi per l'isolamento della struttura del Sass de Putia rispetto al resto delle Dolomiti, vuoi per la severità che a discapito dei gradi "obbligatori" richiede questa via. Il passo delle Erbe, luogo di partenza, è già di per se una località magica, l'incontro tra le culture ladine e alemanne, l'incontro scontro tra le piattaforme carbonatiche (dolomie) che qui si esauriscono lasciando spazio a rocce intrusive e mematorfiche oltre la val pusteria verso nord. La struttura del Sass è magnifica, una montagna isolata circondata da rododendri, cirmoli e miglioia di altra bellezze froreali, che fanno da cornice ad una parte nord che conta pochissime vie, e che con i suoi 600 metri di dislivello, mette comunque una certa "impressione". Arriviamo verso le sette al passo delle erbe, è molto freddo e decidiamo di aspettare una mezz'ora, cazzeggiando tra caffè carissimi e un'attenta organizzazione del materiale, verso le otto ci incamminiamo per l'attacco che non è lontano ma che si presenta ripido e su un ghiaione senza molte tracce...siamo ben coperti perche la temperatura è non superiore ai cinque gradi e staremo tutto il giorno in ombra. Dopo una bella sudata siamo all'attacco, riconoscibile per le cicche di fumatori maleducati, e per una scarpetta d'arrampicata lasciata a segnarne l'attacco. Da qui la parete si erge verticale e strapiombante negli ultimi 200 metri, anche ad un'attenta osservazione è difficile capire da dove si possa passare senza incappare in enormi difficolta, eppure il giovane Reinhold, nel 1969 si avventurò con i suoi scarponi rigidi e con astuzia scovò questa meravigliosa linea, che ad ogni tiro va comunque "capita"...i chiodi in via sono pochi, le soste ci sono ma spesso vanno controllate la roccia non è sempre buona e va toccata con "cura"... i 20 tiri di corda vanno sempre affrontati con decisione e delicatezza...l'esposizione è sempre totale e i temporali nei dintorni ci hanno sempre fatto ricordare che su pareti del genere non è opportuno perdere troppo tempo....in 8 ore siamo fuori, la vista da qui è spettacolare. Dopo 25 anni di salie in dolomiti, il buon Luigi ammette che il panorama che si gode da qui è forse il piu bello che abbia mai visto, Alpi Aurine a Nord, A Est il Gran Muro, Le Tofane, Poi Le tre cime, il Sella, Il civetta, addirittura L'Agner, Le Odle....insomma si vede tutto!!! La discesa tra rododendri e una fetta di cocomero offerta da i locali che festeggiavano chissacche al passo delle erbe ci fanno ritornare con i piedi per terra...loro ci hanno osservato per tutta la giornata donandoci musiche di organetto che come per magia, il vento ci portava in parete.
|
| Ultimo aggiornamento Sabato 31 Luglio 2010 08:08 |