| Corno Grande, via Classica all'antecima Nord della vetta Orientale |
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| Scritto da gabriele |
| Martedì 20 Luglio 2010 20:10 |
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Venerdi 16 luglio, l'appuntamento è per la sera..un anno dopo ci ritroviamo in tre (io, cristiano e claudio) per riscoprire gli ambienti del Paretone. La decisione è di andare sulla parete Est dell'antecima Nord, per la linea più facile, la "via Classica" del mitico Gigi Mario, questa parete a lungo temuta nella storia dell'alpinismo gransassiano, è stata esplorata per prima dalla forte guida romana, e per ben 23 anni, la sua via è rimasta l'unica in parete. Ad oggi questa bella parete verticale, che sviluppa 600 metri e di un'esposizione unica nell'intero gruppo montuoso, presenta non più di 5-6 vie. Uno dei motivi di questa "scarsa frequentazione" è da imputarsi all'avvicinamento, che avviene tramite la cengia dei fiori, un'esile linea che taglia la fascia rocciosa a circa un terzo dalla base dei ghiaioni, dall'arapietra all'attacco, impieghiamo circa 4 ore, nella cengia ci leghiamo in conserva, il terreno richiede molta attenzione poiche la roccia è rotta l'erba tanta, e sotto la cengia c'è qualche centinaio di metri di vuoto. Qualche spit e vecchio chiodo permettono di proteggersi, qualche calata (bisogna ben verificare lo stato delle corde fisse presenti e degli ancoraggi!!!) di saltare ì tratti piu delicati in discesa...dopo l'ultima calata lungo una corda fissa (60 metri) la cengia si allarga e ci troviamo nel punto piu basso della parete, il caldo si fa sentire e un piccolo nevaio ci rinfresca animo e corpo. Da qui partiamo in conserva attiva per circa 200 metri (III e III+) fino a dove la parete diviene più verticale e facciamo tiri di corda. In questo tratto iniziale, si è a "tiro" delle pietre che possono cadere dalla cima che sta giusto sulla verticale della salita, procediamo veloci per entrare nell'anfiteatro centrale dove un canale-camino sulla destra permette un buon riparo dalle scariche. La via di fatti passa di li, punto logico dove le difficoltà sono non superiori al IV grado...uno due tiri, poi gli fa utimi 200metri la roccia è rotta e passaggi di V- fanno ricordare come su tali terreni il grado non sia indicativo del reale impegno richiesto. I paesaggi sono meravigliosi e spesso mi volto a osservare i miei compagni, sono estasiati e come due giapponesi in gita scattano foto a destra e a manca...meno male che ci siano loro, perche se fosse per me....il volo di un eliccottero del soccorso alpino, impegnato in un intervento a poche centinaia di metri da noi, ci fa ricordare la severità del versante est... alle 16.30 siamo all'uscita, sulla ferrata riccci, il rifugio franchetti è li a venti minuti di cammino, ci è sembrato di stare a migliaia di chilometri dalla "civiltà" per 9 ore. sulla via abbiamo trovato tre chiodi ed una sosta attrezzata, l'arrampicta è discontinua e mai entusiasmante, l'ambiente pero è meraviglioso, dall'attacco della cengia dei fiori sino all'uscita. E' bello condividere le stesse emozioni con compagni "imprigionati dal fascino di questa grandezza"
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Luglio 2010 07:19 |